Editoriale


Quando pensiamo a una conferenza, pensiamo a un evento che vorremmo qualcuno organizzasse per potervi partecipare. Strano modo di fare marketing: di solito si dice “bisogna fare quello che chiede il mercato”. Ma è possibile pensare a chi è interessato a un evento denso di contenuti tecnologici, che serve come momento formativo e di aggiornamento, in termini di mercato? Forse è possibile, ma non siamo sicuri che sia la strada migliore per organizzare una buona conferenza.
Il problema è che organizzare un evento di questo tipo è un po’ come organizzare una festa alla quale vuoi invitare tutti, ma per accontentare tutti rischi di non accontentare nessuno. Noi preferiamo fare delle scelte, anche difficili, ma chiare.

La scelta che abbiamo fatto alla DevCon 2004 è stata di anticipare i prodotti che sarebbero usciti non prima di 18 mesi e di approfondire con sessioni di alto livello tecnico le tecnologie esistenti: tutto “senza compromessi”, per chi si ricorda.

Bene, anche quest’anno non scenderemo a compromessi, ma c’è qualche novità.

Per il 2005 abbiamo scelto di puntare l’attenzione su aggiornamento, approfondimento e integrazione.

L’integrazione è forse il motivo dominante dell’intera conferenza, perché è sempre più difficile comprendere come usare al meglio, sul campo, tutti gli strumenti a disposizione. L’idea di avere un flusso scorrevole invece che sessioni separate è la naturale conseguenza di un ragionamento che ci ha portato ad “abbandonare”, almeno in questa occasione, le classiche sessioni di 60/75 minuti, con argomenti divisi in compartimenti stagni, seppure legati tra loro da qualche filone conduttore.

Suona strano e troppo vincolante? Certo, ma ci abbiamo pensato bene e in questo caso ha senso farlo. Noi a un evento così ci saremmo andati di corsa, se qualcuno l’avesse proposto prima.

Un’altra scelta decisa è quella di puntare su scenari reali. Per quanto possibile, non ci affideremo solo a dimostrazioni fini a sé stesse, ma cercheremo di portare sul palco dei casi reali implementati in Italia: talvolta il mercato interno è molto diverso da quello americano e realtà più familiari aiutano a confrontarsi con la propria.

Infine, la scelta che può essere una nota dolente per il partecipante: non è un evento gratuito, si paga per entrare (che non dovrebbe suonare poi così strano). A noi piace partecipare ad eventi di questo tipo. Poterli organizzare in modo economicamente indipendente è la miglior garanzia di qualità, imparzialità e continuità. Noi crediamo che siano soldi ben spesi.       

Come sempre: iscrivetevi, studiate, partecipate!

DevLeap

 


 
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